Tutto molto bello. Quattro milioni di precari in piazza, molti con i loro genitori, qualcuno forse anche con dei figli. Tutti a manifestare, protestare, fare qualcosa per assumere dignità sociale, per far vedere che ci sono anche loro. Precari da una vita, con 800 euro al mese se va bene. Stagisti non pagati, che accettano di farsi schiavizzare perché sotto sotto pensano “dai, magari dopo lo stage mi prendono”. Sono tante le storie dei precari che sono scesi in piazza sabato. Dai laureati costretti ad andare all’estero, a mio modesto avviso i più furbi, ad altri laureati finiti nel vortice dei call center. Lavoro che per molti rappresenta una sconfitta ma che in effetti, se fatto per le giuste aziende, paga senz’altro di più in termini economici che non altri “lavoretti” o “collaborazioni” varie proposte ai giovani con l’idea che tanto “la gavetta la devono fare“.
Tutto molto bello dicevo. Si, peccato un piccolo e trascurabile particolare: la manifestazione di sabato, per quanto simpatica e colorata, non servirà a un cazzo. E scusate il francesismo. Non servirà a un cazzo perché il punto non è scendere a manifestare dopo che ce l’hanno già abbondantemente messa in quel posto. Il punto è cosa faranno domani dopo aver manifestato. Ovvero: quando a quei giovani scesi in piazza verranno proposti stage “altamente formativi“, ovviamente non retribuiti, cosa faranno? Accetteranno o no? Perché se accetteranno se la staranno ulteriormente mettendo nel sedere da soli, accettando a testa bassa il sistema nel quale sono solamente carne da macello senza una speranza. Allora avranno ragione i capi delle aziende, i datori di lavoro, a puntare sugli stagisti. Tanto ormai, accettano qualsiasi cosa. Alcuni annunci parlano di stage “gratuiti“, come se per fare uno stage ora si debba anche pagare. Il problema è che a questi annunci rispondono decine di persone. Bisognerebbe non rispondere, non fare colloqui per essere schiavizzati. Qualcuno mi potrà obiettare che se tanto se non accetto io accetta qualcun altro. Bella obiezione. Il punto è che a me di quel qualcun altro non me ne può fregare di meno, se quel qualcun altro è un coglione, e scusate ancora il francesismo, non me ne frega niente.
Da qui dobbiamo partire: non ci piace cosa ci offrono? Non accettiamo. Settecento euro al mese non ci vanno bene, a fare quel lavoro non ci andiamo. Se tutto ciò accade, ovvero se gli stipendi sono così bassi rispetto a tutta Europa, ricordatevelo sempre, è colpa nostra. Solo ed esclusivamente nostra che accettiamo questo tipo di situazione come se fosse normale. Non so voi, ma io non la accetto più, e questo è a mio avviso il modo migliore di protestare.


